figlicidi: quale il ruolo della società?

FIGLICIDI: COME PREVENIRE A LIVELLO COMUNITARIO I DISAGI INDIVIDUALI. RIFLESSIONI SU RECENTI FATTI DI CRONACA.

By: | Tags: , | Commenti: 0 | Giugno 27th, 2022

FIGLICIDI: COME PREVENIRE A LIVELLO COMUNITARIO I DISAGI INDIVIDUALI. RIFLESSIONI SU RECENTI FATTI DI CRONACA.

Nelle ultime settimane non si fa altro che parlare dei recenti fatti di cronaca nera avvenuti a Catania. E nella mente delle persone comuni rimbomba una sola domanda: come piò una mamma uccidere il proprio bimbo? Cerchiamo di riflettere qui, senza la presunzione di risolvere il caso, non conoscendo da vicino i fatti, ma basandoci su quello che i media ci trasmettono.

QUALI CAUSE PER GLI INFANTICIDI E I FIGLICIDI?

Brutta notizia per chi vuole una risposta certa: la motivazione (o il movente come direbbe la criminologia) non è altro che l’esito drammatico di CAUSE MULTIFATTORIALI:

– profilo di personalità del genitore, con tutte le sue fragilità, debolezze e anche aspetti psicopatologici (nel caso di Elena, la gelosia materna per la nuova compagna ci fa riflettere su quanto fosse fragile il rapporto percepito con la figlia, tale da essere dimenticato pervia dell’arrivo di unaltra donna. Pensiamo a quanto si potesse sentire sostituibile, perdibile. Ed è nella ferocia del gesto che mette in atto la sua onnipotenza;

– fattori di rischio ambientali.

La solita ennesima contrapposizione tra natura e cultura.

PROFILING DEL GENITORE

Alcune mamme non fanno altro che reiterare, ovviamente in modalità disfunzionale e patologica, gli stessi schemi maladattivi appresi nella loro prima infanzia; spesso le mamme sono state bambine maltrattate ripetutamente;

Ebbene si: il delirio psicotico esiste. La malattia psichica nell’immaginario collettivo è ancora relegata nelle comunità con la camicia di forza, non si pensa possa essere una malattia invisibile di cui si possono non portare le tracce a prima vista esteriormente;

Altre mamme ancora fantasticano di liberare il proprio figlio dalle sofferenze o da se stesse, in modo apparentemente altruistico.

FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALI

– isolamento e restrizione dei contatti sociali (se poi la madre è già in difficoltà, pensate a che potente esplosivo arriviamo);

– mancato riconoscimento della sofferenza materna da parte di chi sta intorno;

-giovane età del genitore (rischio di non essere sufficientemente supportate);

– scarsa capacità di tollerare rabbia e frustrazione;

– abusi e maltrattamenti precoci che portano a schemi maladattivi (imparano presto, interiorizzando tale idea, che i piccoli non hanno diritto ad essere tutelati dagli adulti;

– difficoltà coniugali e relazionali;

– difficoltà economiche e/o lavorative

– scarse risorse cognitive (ma davvero la madre pensava che si “sarebbero bevuti” la storia dei 3 rapitori?)

LA CRONACA NERA A CATANIA

Il caso di Catania, con la piccola Elena, SEMBREREBBE imputabile a quel fenomeno che a noi studiosi piace chiamare complesso di Medea. Chi uccide, la madre, lo fa per vendetta, nella maggior parte dei casi l’altro genitore. Il figlio diventa il mezzo attraverso cui farla pagare eternamente all’altro, considerato l’unico vero nemico, producendogli un dolore senza fine.

QUAL E’ LA RESPONSABILITA’ NOSTRA E DELLA SOCIETA’ TUTTA?  COSA SI POTREBBE FARE PER EVITARE CHE TUTTO CIO’ ACCADA DI NUOVO?

– Il RAPTUS di cui ha parlato questa mamma e che spesso molti usano per giustificare tali comportamenti va spiegato: attenzione!!! Non è che una persona si sveglia male e all’improvviso non capisce più nulla e agisce!!!!! Ci sono sempre dei segnali di profonda sofferenza e difficoltà relazionali e comportamentali!!! –> dobbiamo stare attenti alle persone che amiamo, aiutarli a prendersi cura di queste ferite, prima …

– l’ambiente circostante spesso appunto nega, minimizza e non supporta i segnali di sofferenza –> ne diventa complice??? Fare attenzione agli scatti d’ira, chiusura, isolamento, percosse.

– Vi è un rischio nel considerare la maternità solo come esperienza bellissima senza considerare gli squilibri neurobiologici che comporta: è un evento sconvolgente e disgregante, per cui dobbiamo ricominciare a metter in discussione l’idea che nel rapporto madre-figlio non ci si debba intromettere.

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